Pensieri .... citazioni .... versi ....

16. feb, 2019
VERDE........
..... ogni anno le divinità verdi muoiono e scendono sotterra, dove si rinnovano per rinascere a nuova vita. La natura verdeggiante muore a fine autunno per rinnovarsi a primavera, questo ciclo continuo dava la garanzia di rinnovamento universale. Jung a riguardo ha scritto che " verde è il colore della vita e del < Creator spiritus > che si estende all'archetipo dell'anima in quanto archetipo della vita". A livello psichico dalla grande madre si distacca l'Io e il colore verde rappresenta la sua parte vegetativa, biologica, è il primo gradino su cui poggia la costruzione della personalità. Identifica l'autostima, la sicurezza in se stessi e nelle proprie capacità. Il verde è quindi la base su cui si eleva l'identità personale, la sua osservazione trasmette sensazioni di solidità viva, di costanza, perseveranza, serenità ma anche di potenza, in quanto per mettere in moto il processo di rigenerazione e costruzione è necessaria una buona spinta iniziale, oltre a una forza costante che permetta la crescita e lo sviluppo. E' la forza millenaria della natura, la sua lentezza nell'evoluzione che ci dà la sensazione di immutabilità, una sorta di vita eterna .........

(da Terapia del colore - Gloria Grazzini)
28. dic, 2018

Il bianco nella pittura ad olio: test comparativo

Diceva Rubens: “Il colore bianco è veleno per un quadro: usatelo solo per i dettagli luminosi.” e se lo diceva lui (che non era esattamente l’ultimo degli scemi) io ci credo.
Purtroppo, nessuno di noi è Rubens e, da comuni mortali, siamo costretti a usare il bianco continuamente; soprattutto ad usare il bianco nella pittura ad olio (nell’acquerello non ce n’è di bisogno e siccome sono un purista odio vedere quei godet/tubetti di “bianco di china” in tutti i set di colori per acquerello. La ritengo una violenza e prima o poi denuncerò qualcuno).

Dicevamo del bianco nella pittura ad olio… Ebbene sì, è un colore indispensabile, probabilmente un po’ troppo utilizzato, ma è anche vero che semplifica molto la vita e siccome, ancora una volta, nessuno di noi è Rubens, non ha molto senso dannarsi l’anima cercando di usarlo di meno: ricordiamoci che dipingere deve essere un’esperienza rilassante e piacevole quindi godiamoci i nostri bianchi in serenità, che tanto lo stereotipo dell’artista tormentato e mezzo esaurito ha perso efficacia e per rimorchiare le donne non va più bene (vale anche per chi vuol rimorchiare uomini).

Io parlo di “bianco nella pittura ad olio” come se ce ne fosse solo uno ma in realtà esistono molti (troppi?) tipi diversi di bianco. Oltretutto non sono nemmeno tutti bianchi allo stesso modo. Naturalmente sono fatti da pigmenti diversi. O macinati in modo diverso. Palesemente mesticati con olii diversi. Inutile dire che alcuni prodotti fanno piangere di rabbia e altri di gioia.
Insomma, è un casino.

Essenzialmente nella pittura ad olio moderna abbiamo (avremmo) solo due bianchi diversi, ossia il Bianco di Titanio e il Bianco di Zinco. Spendiamo due parole su di loro.

Breve nota di lettura: i vari pigmenti (ossia le sostanze che costituiscono fisicamente un colore) sono classificati e organizzati attraverso un sistema internazionale di sigle. Ogni pigmento ha una sua sigla specifica, ad esempio, il Bianco di Titanio ha come sigla PW6: Pigment White N°6 (pigmento bianco N° 6), il Rosso di Cadmio PR108: Pigment Red N° 108 (pigmento rosso n° 108), e così via. Un sito bellissimo con la lista di tutti i pigmenti, il loro uso, le loro caratteristiche, ecc è Color of Art Pigment Database.

Bianco di Titanio: il Biossido di Titanio (PW6) è il bianco più usato in assoluto, bianco che più bianco non si può (parafrasando una vecchia pubblicità), di tono completamente neutro. Molto coprente, completamente non tossico, economico, forma una pellicola pittorica robusta e va d’accordo con qualsiasi colore. A seconda di come viene macinato e mesticato può avere dei tempi di asciugatura molto lunghi; inoltre col tempo tende a diventare un po’ farinoso nel tubetto. Questi problemi sono solitamente risolti aggiungendo una parte di Bianco di Zinco all’impasto, quindi, oggigiorno, la quasi totalità del bianco di titanio ad olio contiene una percentuale (piuttosto variabile ma solitamente piccola) di Bianco di Zinco. A tale proposito non c’è motivo di gridare allo scandalo: è un’aggiunta necessaria per avere un colore che funzioni.
Trattasi di un colore estremamente sfacciato ed invadente, che tende a smorzare tutti i colori con cui viene miscelato anche in piccolissima quantità: abbiate quindi cura di utilizzarlo il più tardi possibile nella stesura di un dipinto, per non rischiare di ritrovarvi con tutti i colori “candeggiati”.
Una piccola, ma interessante biografia del Bianco di Titanio la trovate qui.

Bianco di Zinco: l’Ossido di Zinco (PW4), costituente principale anche della famosa pomata (o “pasta”) per gli arrossamenti cutanei (per carità, i due prodotti NON sono intercambiabili!!! Ho solo voluto riportare una curiosità!!) è un bianco di tono freddo, molto più sobrio del fratello maggiore : schiarisce le tinte con meno sfacciataggine ed è completamente non tossico, di media/bassa coprenza, economico e dalla consistenza fluida e piacevole, anche lui va d’accordo con tutti gli altri colori. Ha dei lunghi tempi di asciugatura, non ha una grande resistenza agli agenti atmosferici e forma un film pittorico non molto robusto (se steso a grosso spessore può creparsi o sfarinare col tempo). Quest’ultimo difetto gli ha valso una pessima fama con delle vere e proprie campagne anti-zinco e movimenti di pittori volti a boicottare questo pigmento additandolo come il Vero Veleno della pittura moderna (stè robe le hanno innescate gli americani, popolo notoriamente sempre sobrio e moderato). In realtà, se formulato correttamente e impiegato con intelligenza è un ottimo colore, in grado di resistere tranquillamente.
Un paio di notiziole in più le trovate qui.

Se le cose stessero solo così il discorso sarebbe davvero semplice. Per fortuna (o purtroppo) ci sono anche altri pigmenti bianchi oltre a tantissime variabili in gioco e agendo su queste si possono ottenere colori e prodotti molto diversi.

Ad esempio…
Fino a una trentina d’anni fa uno dei bianchi più utilizzati era il Bianco d’Argento (conosciuto anche con una sfilza di altri nomi quali Bianco di Piombo, Biacca, Cerussa, Bianco di Cremnitz/Genova/Londra/Vienna/Roccacannuccia/altracittàacaso, Bianco Olandese, ecc). Era il bianco usato dai Grandi Maestri nonché il primo bianco disponibile per la pittura ad olio. Purtroppo però, essendo il pigmento derivato dal piombo (Carbonato Basico di Piombo, PW1), ha una certa tossicità; tossicità non tanto orientata all’utilizzatore finale (a meno che non lo si mangi) quanto agli operai che dovevano produrre il pigmento: lavorare con composti del piombo polverizzati non è esattamente una roba salutare, soprattutto nel lungo periodo.
Insomma, si decise di limitare la produzione ai soli prodotti per restauro e abbatterne la diffusione ingabbiando la vendita al dettaglio in una marea di regolamentazioni di sicurezza. Ad oggi è un colore virtualmente assente dal mercato italiano ed è possibile trovarlo a prezzi mostruosi solo in alcuni paesi europei prodotto da poche aziende quali Blockx, Winsor & Newton, Vasari e poche altre.
Com’era questo bianco? Bè, come coprenza si posiziona esattamente a metà tra Titanio e Zinco, forma un film pittorico di robustezza estrema che però col tempo tende a perdere coprenza e potenzialmente potrebbe tendere all’inscurimento, sia per il contatto con l’atmosfera che quando miscelato a colori contenenti Zolfo (ad esempio il Cinabro). Tipica la sua consistenza filacciosa, il tono leggermente caldo e una sorta di “perlescenza” nel colore fresco. Insomma, un bianco molto affascinante sia per valore storico che per comportamento pittorico. Se volete sapere tutto su questo colore vi esorto a leggere l’articolo del mitico Mimmo Ceccarelli che trovate qui

Vista la grande storia di questo bianco nella pittura ad olio, dopo il taglio della produzione cominciarono a fioccare le imitazioni, la maggior parte delle quali prevedeva una semplice miscela di bianco di zinco e bianco di titanio fino a raggiungere la coprenza intermedia tipica del Bianco d’argento, ignorando completamente la consistenza e la resa del colore originale.
Ad oggi la situazione è praticamente immutata e tutte le imitazioni fanno fondamentalmente pena.
L’unica che ha fatto qualcosa di valido è stata Schmincke, è un prodotto difficilmente reperibile ma potete vederlo qui

Esistono anche altri pigmenti bianchi ma non sono utilizzati nella pittura ad olio, bensì in altre tecniche (tempere, acrilici, affresco, ecc) per vari motivi. Alcuni di questi bianchi possono essere utilizzati però come “eccipienti” nella realizzazione di altri colori ad olio: migliorano la stabilità, o modificano la coprenza, o migliorano l’impasto.. insomma, possono influire su tante caratteristiche. Il loro uso è giustificato perchè tali “bianchi”, quando vengono diluiti in olio diventano trasparenti (si spiega con un motivo fisico che ha a che fare con gli indici di rifrazione ma sono sicuro che non avete voglia di impararlo. Di sicuro io non ho voglia di spiegarlo) quindi non incidono sulla tonalità finale del colore (almeno finchè utilizzati con intelligenza…).
Ma ovviamente qualcuno ha avuto IL colpo di genio e ha pensato bene di prendere uno di questi bianchi (il PW18 per la precisione, che è del semplicissimo gesso), mischiarlo con della polvere di marmo e presentarlo come un bianco ad olio dalla consistenza bella “grezza”, mettendo sul mercato una delle più infime porcherie che l’uomo ricordi. Il qualcuno è Maimeri e il prodotto è la “Terra Bianca di Carrara” (il cui incauto acquisto mi ha configurato come bersaglio prediletto per il pubblico ludibrio della comunità artistica italiana).
Un bellissimo colore: coprenza nulla, opacità nulla, strapieno di olio, pieno di granuli che stridono e graffiano, tempi di asciugatura geologici, ingiallisce dopo 20 minuti e non serve assolutamente a nulla.

Prima accennavo alle innumerevoli variabili che si possono modificare per ottenere diversi risultati finali. Una di queste variabili è la granulometria con cui viene macinato il pigmento: in linea di massima, modificandola si possono alterare le capacità coprenti del colore finale. Così è addirittura possibile prendere il bianco di titanio (il più coprente), macinarlo ultrafino e farlo diventare semitrasparente. Lo ha fatto Schmincke con il suo Translucent White nella linea Norma. Un bianco davvero particolare, difficile da spiegare se non lo si ha sottomano… diciamo che è ottimo per raccordare alcune zone nelle fasi finali di un dipinto. Consistenza liscia e sottile, poco coprente, asciuga bene e tende ad aumentare la scorrevolezza di tutti i colori con cui lo si vuol mescolare.

Ancora (e poi concludo questa disamina) a proposito di bianchi ottenuti mischiando zinco e titanio, troviamo i “superbianchi”. “Super” perchè sono davvero i più bianchi. Ammetto di saperne pochissimo e sconosco completamente il motivo per cui siano presenti sul mercato. Tempo fa comprai il Superbianco Rapido Maimeri (secondo me avrebbe dovuto accelerare i tempi di asciugatura delle grisaglie fatte in scala di grigio). Ora, io spero che gli altri superbianchi non siano come questa roba che esce dal tubetto. Bianco è bianco eh?, per carità! Super coprente (più del titanio). Asciuga pure abbastanza in fretta. Ma, mannaggia a non so chi, sembra stucco da carrozziere! Duro, rigido, mi verrebbe da dire “polveroso”, come se fosse stato macinato troppo grossolanamente e non avesse preso bene l’olio.
Tuttavia potrebbe semplicemente essere colpa mia che lo uso nel modo sbagliato e in realtà è stato pensato per qualche altro scopo (se lo conoscete scrivetemi pure).

In questo breve excursus sul bianco nella pittura ad olio è d’uopo ricordare che non tutti questi bianchi sono “bianchi” allo stesso modo: alcuni hanno una lieve sfumatura azzurrina, altri un tenue sottotono avorio, ecc. Ciò dipende sia dal pigmento utilizzato, sia da altre caratteristiche chimiche (come la varietà del pigmento), sia dall’olio con cui sono miscelati. Ultimamente c’è la tendenza ad evitare di utilizzare l’olio di lino per mesticare i bianchi a causa della sua leggera tendenza all’ingiallimento e alcune ditte usano l’olio di cartamo, altre il papavero (blockx), altre un mix di olii non specificato (Schmincke).

http://alfioraciti.com/il-bianco-nella-pittura-ad-olio-test-comparativo/

9. ott, 2018


Storia e fama del santuario nell'antichità

 

La storia del santuario di Capo Colonna è legata alla storia della colonia greca di Kroton, l'odierna Crotone, fondata alla fine dell'VIII secolo a.C. (708 a.C.) da un gruppo di Achei guidati da Miscello, il quale ricevette l'ordine dall'oracolo di Delfi di fondare una colonia presso il fiume Esaro, tra il Capo Lacinio e la sacra Crimisa. E al Capo Lacinio fu posto il santuario più importante della città, dedicato ad Hera.

Il Capo era noto nell'antichità come Capo Lacinio, la stessa dea ne prese l'appellativo di Lacinia. In età moderna veniva chiamato Capo Nao, da naòs = tempio. Oggi è detto Capo Colonna, da ciò che rimane dell'antico edificio sacro. L'immagine della colonna isolata, che si staglia sull'azzurro del mare che si confonde col cielo, unica supertiste di una costruzione possente, evocatrice di un passato glorioso, suscitava, e suscita, nel visitatore emozioni irripetibili…

 

Tradizioni mitiche

 

Il promontorio è stato teatro di numerosi avvenimenti mitici. Qui si era fermato Eracle di ritorno dalla Spagna con i buoi sottratti a Gerione che, nel subire un tentativo di furto delle mandrie da parte di Lakinios, lo uccise, ed assieme a questi, per errore, ferì a morte anche il figlio Kroton, eponimo della città che lì sarebbe stata fondata.

Secondo un altro mito, questo territorio era stato donato ad Hera da Teti, madre di Achille. Era un sito particolare, dove tutto cresceva rigoglioso e spontaneo come una sorta di giardino delle delizie.

E ancora la tradizione racconta che Menelao, costeggiando questi luoghi, aveva assistito alla celebrazione di un culto eroico con riti che ricordavano la morte di Achille, proprio sul promontorio del Lacinio, dove donne abbigliate a lutto piangevano il celebre eroe.

Caratteristiche del culto

 

Attraverso le fonti antiche ed i rinvenimenti archeologici delle offerte votive è stato possibile identificare le connotazioni della dea del Lacinio.

Nella mitologia greca Hera è la più importante tra le dee, moglie di Zeus e madre di dei ed eroi, essa è la protettrice principale della donna e di tutti gli aspetti della vita femminile: dal matrimonio alla procreazione, al parto, alla nutrizione della prole. Nel santuario di Capo Colonna essa è anche signora della natura e protettrice degli animali (potnia theron).

La tradizione antica riteneva il Lacinio una sorta di Eden, dove mandrie di animali sacri di ogni specie pascolavano senza pastore in un rigoglioso bosco-giardino, ritirandosi la sera nelle stalle, senza temere offesa da alcuno. Hera protegge la navigazione, che nel promontorio trovava un riferimento essenziale per il cabotaggio nel golfo di Taranto. Si pensi alle varie testimonianze che vanno dal Periplo dello Pseudo Scilace, all'Eneide di Virgilio, fino ad un portolano greco del XVI secolo.

Ma è soprattutto liberatrice (eleuthèria), come indicano un cippo in calcare ed un frammento di sostegno in marmo. Questo santuario infatti, era luogo di riparo e di asilo come lo erano i santuari di Hera a Samo e ad Argo, famosissimi nell'antichità. Al Lacinio sono stati trovati frammenti di tabelle di bronzo, dedicate alla dea, che attestano la ritrovata libertà di prigionieri e schiavi.

Secondo un'altra fonte, la dea del Lacinio è anche “colei che porta le armi” (hoplosmia), quindi avrebbe anche un aspetto guerriero.
Dai rinvenimenti di figurine femminili di terracotta con le mani portate ai seni, si ricava la dimensione di Hera “nutrice dei bambini” (kourotrophos) e più in generale di colei che controlla i riti di passaggio dallo stato di fanciulla a quello di donna.

Infine assai famose erano le feste annuali in onore della dea, che radunavano sul promontorio tutti gli italioti venuti dalle varie città della Magna Grecia.

 

Offerte straordinarie, personaggi famosi e prodigi

 

Molti personaggi del mito e della storia offrirono nel tempio di Hera Lacinia i propri doni.

Tra i più famosi ricordiamo: Enea, che vi dedicò una coppa di bronzo (phiale) recante il proprio nome nell'iscrizione dedicatoria, ed Alcistene di Sibari, il cui manto, intessuto con fregi d'oro e raffigurazioni di divinità olimpiche, ed offerto ad Hera alla fine del VI secolo a.C., fu preso da Dioniso I nel 378 a.C. per poi essere da lui rivenduto ai Cartaginesi nel 374 a.C per l'esorbitante cifra di 120 talenti.

Nei versi della poetessa Nosside di Locri si ricorda il dono fatto alla dea dalla giovane crotoniate Theophilìs, che le offrì una veste di bisso, un lino finissimo, come era in uso fare tra le nobildonne della città.

Lo stesso Pitagora consigliava di offrire alla dea le vesti più belle e lussuose.

Zeusi, pittore famosissimo e richiestissimo, che girava nell'Atene del V secolo a.C con il proprio nome intessuto in oro sulla veste, dipinse nel santuario del Lacinio le storie di Elena di Troia, prendendo come modelle le più belle fanciulle di Crotone.

Tra il VI e il V secolo a.C. gli atleti di Crotone ricevettero grandi riconoscimenti durante le gare che si svolgevano ad Olimpia a partire dal 776 a.C., tra questi ricordiamo Milone e Astilo, le cui statue si trovavano ad Olimpia e al Lacinio.

Milone fu anche sacerdote di Hera e stratego durante la battaglia del 510 presso il fiume Traente contro i Sibariti, in cui, vestito con la leonté ed armato con la clava, come Eracle, condusse i Crotoniati alla vittoria.

Dal santuario di Hera Lacinia passò anche Annibale, nell'estate del 205 a.C., prima di fare ritorno in Africa per fronteggiare Scipione. Qui egli commise due atti empi: fece uccidere gli Italici che non volevano seguirlo in Africa e che si erano rifugiati supplici nel tempio e tentò di impossessarsi di una colonna del tempio fatta completamente di oro massiccio, frutto dei ricavi dell'allevamento del bestiame. Ma dopo averne verificato la consistenza, prelevandone un pezzo, fu dissuaso dalla stessa Hera che in sogno lo minacciò di fargli perdere l'unico occhio rimastogli. Cosicchè Annibale rinunciò all'impresa e con l'oro trapanato fece fabbricare una piccola vacca (bucula) che pose sulla colonna come offerta alla dea. Prima di ripartire, il cartaginese fece incidere nel bronzo le proprie imprese (res gestae) in lingua punica e greca.

 

Il santuario era noto anche per altri prodigi. Lo storico Tito Livio narra che la cenere dell'altare del tempio non si sollevava né si disperdeva nonostante i forti venti a cui essa era esposta; riporta inoltre che se una persona scriveva il proprio nome con il ferro su una tegola del tempio, questo scompariva alla morte dello stesso.

4. giu, 2018

Il quadro animico
Siamo dinanzi alla tela bianca . Ci affacciamo a questa finestra sul nulla, contemplando la vertigine immobile che precede ogni possibile creazione. Questo teatro impassibile e capiente, dimostra il puro tessuto del vuoto. Esso è luogo dell’anima silenziosa, spazio aperto a ogni ricognizione, a ogni avventura. Per l’artista che si appresta all’opera, la tela vuota può essere una esperienza disorientante, ma è la necessaria premessa e anche una occasione di profonda meditazione………

……… poniamo la tela bianca sul cavalletto di fronte a noi e all’altezza della nostra visuale: Chiudiamo gli occhi e ascoltiamo il ritmo del respiro e il battito del cuore. Concediamoci di restare un po' nello spazio interiore, poi apriamo gli occhi e contempliamo la tela per 15 minuti, connettendoci con l’hara e con il respiro. L’attitudine è simile a quello dello zazen: semplicemente seduti o in piedi in silenziosa contemplazione. Al termine di questa fase, chiudendo gli occhi, portimo all’interno la visione della tela bianca …. lasciamo che si espanda liberamente nello spazio del cuore spirituale. Semplicemente osservando questo puro candore, lasciamo che vi affiorino spontaneamente percezioni di colori o di segni. Non forziamo assolutamente il processo, né cerchiamo di definirlo razionalmente, accogliamo tutto ciò che si presenta permettendogli la massima espressione. Si formeranno macchie di colore, segni di qualsiasi tipo, oppure immagini più complesse. Diamo una amorevole attenzione, nutrendo energeticamente ciò che sponaneamente si manifesta. Affiniamo la percezione rallentando e facalizzando l’osservazione su ogni immagine, cercando di sentire se vi è associata una particolare emozione. Talvolta il quadro interiore si fa turbinoso e cangiante, tanto che non riusciamo a fermarlo; in questo caso rimaniamo centrati e testimoniamo la roulette immaginativa, godendoci il girotondo fino a che si ferma. Gustiamo momento per momento l’opera dell’artista interiore, ignorando le interferenze della mente. Egli è folle e saggio: ogni sua svisatura, pur incomprensibile in senso ordinario, è manifestazione di una particolare onda di energia.
Quando sentiamo che è abbastanza, riapriamo gli occhi e, davanti alla tela apprestiamoci a dipingere ciò che abbiamo veduto. Non ha importanza che il dipinto sia identico all’immagine interiore, però rimaniamo intimamente connessi con il modello; ciò che vogliamo trasferire sulla tela non è tanto la forma di ciò che abbiamo contemplato, quanto il suo contenuto energetico. Se perdiamo il contatto, possiamo ristabilirlo ponendo la mano sinistra, ricettiva, sul cuore. Utilizziamo i colori che troviamo più adatti e dipingiamo con leggerezza e spontaneità, senza preoccuparci del risultato. Se rimaniamo rilassati il processo accade naturalmente.

da L'Artista Interiore - Satvat Sergio Della Puppa

6. apr, 2018

E' nostra convinzione  che un' opera di vera Arte non può essere concepita ed eseguita tecnicamente da una persona che non sia sullo stesso livello di coscienza di ciò che esprime. 

L'artista, termine con il quale si definisce un pittore, un architetto, uno scrittore, uno scienziato o un discepolo, è il "generatore" che riconosce ed applica le Leggi.  

Dipende dal suo grado evolutivo se le "Forze" che creerà saranno benefiche  o dannose, momentanee o durature.  Il cammino dell'arte segue e riflette sempre quello del pensiero dell'uomo.  Se l'artista è focalizzato sul piano emotivo esprimerà un arte emozionale, legata all'effetto, alla sensazione ed al piacere e trasmetterà energie che tenderanno a muovere i Centri energetici del desiderio e delle emozioni. La maggioranza oggi si trova su questo piano, in quanto molto sensibile al magnetismo del denaro, al fattore commerciale e all'affermazione della personalità.  Proseguendo, se l'artista è focalizzato sul piano mentale, esprimerà un' arte concettuale ed intellettiva, che trasmetterà una energia che svilupperà i Centri della mente e del pensiero.   

La Vera Arte è quell'emanazione di energia che, superando questi livelli intermedi o comprendendoli, conduce la coscienza umana sul piano dove dimora il vero Se' o anima, affinchè possa in seguito manifestarsi sul piano fisico ammantata e velata da una forma armonica che risponda meglio alla Legge di radiazione.  

L'artista ha in sè un grande potere perchè, attraverso la qualità e l'intensità della sua creazione, non solo eleva sè stesso a grandi altezze, ma riesce anche ad innalzare coloro che sono in grado di rispondere alla vibrazione delle energie irradiate dalle sue opere.   

L'artista, come creatore e come custode di questa coscienza e di questo potere, è così legato a tutti gli uomini ed in rapporto con tutta l'umanità.  

Si può affermare che un grande artista è un Grande Sacerdote, il cui compito eterno ed universale è quello di costruire ponti e collegare così gli uomini e la terra con  il "Cielo".   In sintesi, lo scopo dell'artista non è quello di dare forma e sostanza  ad una certa cosa, ma quello di creare uno spazio, un canale dentro il quale l'Energia divina possa fluire.  Simbolicamente, possiamo dire, l'Arte è il calice che deve essere riempito dallo Spirito.    

Per fare questo egli deve essere, necessariamente, uno "Yogy", colui che pratica l'unione, o quanto meno un discepolo, capace di compiere i rituali di preparazione, di invocazione e di evocazione necessari alla creazione dell'Opera d'Arte.    Nell'antichità molti edifici come le piramidi, i templi e le cattedrali sono stati costruiti per immettere l'uomo all'interno di un campo magnetico equilibrante, di una vibrazione superiore che lo aiutasse ad allinearsi con il proprio Sè.  

Tutti noi abbiamo assaporato per qualche momento questa "energia di guarigione", sostando in raccoglimento in qualche cattedrale gotica, pura espressione d'Arte come risonanza dello Spirito.  

Oggi all'Artista tocca lo stesso compito: quello di costruire delle cattedrali, non più di pietra ma di Luce, per portare quella risonanza dello Spirito nella vita quotidiana.  Come allora il suo lavoro non sarà individuale ma di gruppo.  Sarà l'incontro tra il pittore, il musicista, il guaritore, il poeta, l'architetto, il chiaroveggente, a creare la "Cattedrale di Luce" che dovrà essere un luogo di meditazione, un luogo di guarigione, un luogo di passaggio, oppure l'ingresso alla città. 

Come potrà avvenire questo ?   Attraverso il riconoscimento e l'unione con il Deva della città e della nazione, attraverso la conoscenza delle leggi della città e della nazione, attraverso l'amore per la città e per la nazione, attraverso l'ascolto dei bisogni della città e della nazione.  

Solamente allora verrà individuato il luogo fisico idoneo alla ralizzazione dell'Opera.  E' la ricchezza diversa e multiforme del gruppo che può efficacemente canalizzare le energie spirituali e fissarle in modo duraturo nella nostra vita sociale. 

L'umanità oggi ha vitalmente bisogno dell'Arte.   Ne ha bisogno in quanto strumento necessario per impostare la propria vita sull'Ordine, la Proporzione, il Ritmo, la Bellezza, la Luce e l'Armonia.  Dal punto di vista materiale, l'arte è certamente un lusso superfluo e secondario, che soddisfa solo certi desideri di sensazioni emotive.   Dal punto di vista spirituale l'Arte è fondamentale perchè ci permette, in quanto massima conoscenza raggiungibile sul piano intuitivo dell'umanità, di percorrere il Sentiero che ci porta all'acquisizione della Coscienza e all'espressione della vera vita.  

Quando capiremo l'importanza che assumono nella nostra vita i colori, i suoni, le parole, i profumi da una parte, i rumori, gli odori e l'assenza di colore e di Luce dall'altra, soprattutto quando ci renderemo conto di quanta influenza abbiano su di noi gli oggetti che ci circondano e quanto possano incidere sulla nostra vitalità e salute fisica e morale certi colori lividi, certi segni e linee sgraziati, certi odori nauseabondi, vale a dire tutto ciò che concorre ad essere nevrotici, ansiosi, aggressivi ed isterici, allora capiremo la necessità di diventare tutti artisti nella costruzione di una società armonica come un Opera d'Arte.   (tratto da "Pax Cultura" - Etica nella vita)